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Interviste// Twitter, il gossip, la tv e i vip secondo Selvaggia Lucarelli
Qualche settimana fa ho avuto il piacere di intervistare Selvaggia Lucarelli per la mia rivista Spray Magazine. Il tema della nostra chiacchierata sono stati i social network, con particolare attenzione a Twitter e alle sue dinamiche. Vi ripropongo qui l’intervista, una delle più belle che abbia mai realizzato. Il segreto? Intervistare qualcuno che ha tanto da dire… e lo dice pure tanto bene.
Opinionista, scrittrice, giornalista di Libero, conduttrice tv e penna affilata del web, Selvaggia Lucarelli è una moderna castigatrice di costumi perfettamente a suo agio tra blog e social network; con pungente sarcasmo e un’ironia fuori dal comune le sue battute al vetriolo non risparmiano nessuno. Sul suo account Twitter @stanzaselvaggia ( con oltre 85 mila follower) si definisce “amante seria e appassionata della sublime arte del cazzeggio” e da Twitter siamo partiti per un’intervista senza peli sulla lingua.
I social network e Twitter in particolare, avvicinano i personaggi famosi alla gente comune. In 140 caratteri i fan possono entrare in contatto, criticare, sfottere o idolatrare un personaggio famoso in presa diretta. Tempi duri per i vip o presunti tali?
Io credo che per un personaggio popolare il confronto con i fan e con la gente comune dovrebbe essere l’ultima ragione per stare sui social. La popolarità altera la realtà e il contatto normale, al bar o in palestra con le persone, figuriamoci se una Satta qualunque può pretendere di trovare interazioni sane e normali nel virtuale. Per me i social sono un modo per comunicare, un posto in cui raccontare qualcosa, non il luogo in cui fingermi tanto empatica anche con la casalinga di Barletta o retwittare la tredicenne che mi vede in tv. Io la voglio far sorridere con un tweet, una freddura, una riflessione, la casalinga di Barletta, non mostrarle il piatto di sushi che sto mangiando al giapponese fighetto di Milano. Non ho alcun timore nell’ammettere che ho un approccio molto vicino al marketing con i social: so che per ottenere un ritorno devo dare molto, devo offrire un prodotto. Il prodotto, per me è la parola. I miei tweet, i miei post, sono sempre molto “pensati”, anche se sembrano estemporanei, perchè ho rispetto per la scrittura, la comunicazione e per chi mi legge. Le foto della mia pedicure le lascio ad altre, o le uso come intermezzo leggero. I social sono “duri” per chi non li sa usare. Per chi non è abituato al dissenso. Per chi ha una soglia di tolleranza all’insulto che è più o meno quella di Corona alla legalità.
Da insider dello showbiz, come prendono i tuoi colleghi social-friendly la democraticità del web?
Ammettiamolo. Se non hai una scorza resistente, la democraticità sul web è faticosa da digerire, per un personaggio. Anche perchè la democrazia sul web è fatta di tante sfumature. C’è quella sana, fatta di critiche intelligenti e di satira esilarante e quella degli insulti, degli sfoghi dei repressi e dei mitomani che trovano nel web e nell’anonimato il loro habitat naturale. Sono i cretini che ti insultano dal finestrino dell’auto in corsa, ma che se fossero fermi al semaforo ti chiederebbero pure l’autografo. Leggi il resto di questo articolo »















